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Gaza al limite, con una persona su quattro alla fame estrema

Un nuovo rapporto lancia l'allarme carestia, con il WFP e i suoi partner che faticano a rispondere mentre si restringe lo spazio di azione.
, Marwa Awad
A women-led cooperative in Rafah in Gaza uses firewood, in the absence of gas, to cook WFP hot meals for internally displaced Palestinians. Photo: WFP/Ali Jadallah
Gaza. Una cooperativa gestita da donne a Rafah usa legna da ardere, in assenza del gas, per cucinare pasti caldi del WFP per gli sfollati palestinesi. Foto: WFP/Ali Jadallah

Gaza rischia di precipitare nella carestia a meno che non venga ristabilito urgentemente l'accesso a cibo adeguato, acqua pulita, servizi sanitari e igienico-sanitari. L’intera popolazione – circa 2,2 milioni di persone – sta soffrendo livelli di crisi o peggiori di insicurezza alimentare.

E' questa l'allarmante conclusione del nuovo rapporto IPC (sulla classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare) pubblicato giovedì 22 dicembre 2023.

Quest’ultima analisi sulla sicurezza alimentare a Gaza – che comprende dati del WFP, di altre agenzie delle Nazioni Unite e di organizzazioni non governative – indica che più di una famiglia su quattro soffre la fame estrema.

A dieci settimane dallo scoppio della crisi, il conflitto non accenna ad attenuarsi. L’accesso umanitario è notevolmente diminuito, con una interruzione dei servizi di base necessari per gestire le operazioni e con gli operatori umanitari che lottano per la sopravvivenza continuando a svolgere il proprio lavoro. 

Video: 'Niente linee telefoniche, niente internet, niente radio' - Cluster delle Telecomunicazioni di Emergenza a Gaza

“La maggior parte delle nostre squadre sul campo sono formate da personale locale che vive questa crisi e allo stesso tempo cerca di affrontarla. Molti di loro sono stati sfollati tre o quattro volte e vivono in rifugi, ma hanno continuato a fare il proprio lavoro", ha detto ai giornalisti Carl Skau, Vicedirettore Esecutivo del WFP nel corso di un briefing delle Nazioni Unite a New York la scorsa settimana.

“C’è una forte congestione al valico di frontiera di Rafah e quello che passa è molto sporadico. Le nostre squadre sono pronte dall’altra parte del confine in attesa di prendere in carico quello che arriva, ma questo non è certo un modo sostenibile”, ha detto Skau.

Per la prima volta dallo scoppio del conflitto in ottobre, due convogli umanitari sono entrati a Gaza dalla Giordania attraverso il valico di Kerem Shalom in Israele, dopo un ampio coordinamento tra il WFP e le autorità per aumentare il flusso di aiuti. Si spera che questo primo passo cruciale, con 750 tonnellate di cibo salvavita, possa aprire la strada a un corridoio di aiuti più sostenibile attraverso la Giordania.

Ma gli intensi combattimenti e i bombardamenti continuano a porre serie difficoltà agli operatori umanitari che cercano di raggiungere le persone in prima linea nella crisi in corso.

La consegna e la distribuzione degli aiuti sono diventate estremamente impegnative dall’inizio dei combattimenti in ottobre. Cinque blackout energetici hanno ostacolato le operazioni umanitarie e l'accesso degli operatori umanitari alle informazioni vitali di cui hanno bisogno per fornire aiuti.

Sebbene il WFP e i suoi partner abbiano raggiunto con cibo 799.000 persone a Gaza nel mese di novembre, l’accesso è stato lento e irregolare a causa della scarsità di carburante, della mancanza di elettricità e di un solo valico di frontiera funzionante nella Striscia sotto assedio.

Si restringe lo spazio di azione

Una pausa di sette giorni ha consentito il flusso degli aiuti. Il WFP e i suoi partner hanno raddoppiato i punti di distribuzione fuori dai rifugi delle Nazioni Unite per raggiungere le persone nei distretti gravemente colpiti di Khan Yunis, Deir El Balah, Gaza City e Al Nusayrat, tra gli altri. Quando i combattimenti sono ripresi il primo dicembre e le linee del fronte sono cambiate, quelle aree sono tornate ad essere inaccessibili.

“Abbiamo rinunciato a chiedere assistenza e a dove poter ottenerla”, ha detto Hussein Kahlout a Deir El Balah, dove le aree designate per la distribuzione del cibo non sono più sicure. “Ora ci chiediamo se sopravviveremo un altro giorno”. Kahlout, 45 anni, è tra le centinaia di migliaia di persone che a Gaza sono intrappolate in aree difficili da raggiungere e tagliate fuori da qualsiasi assistenza umanitaria.

Palestine. Family cooking on the rubble of their home
Una famiglia palestinese a Gaza brucia della spazzatura per avere del fuoco a causa della mancanza di gas. L'accesso umanitario si sta rapidamente riducendo e in molti rischiano di rimanere tagliati fuori dagli aiuti. Foto: WFP/Ali Jadallah

“Le persone a Gaza City non hanno nemmeno la libertà di cercare cibo. Chiunque si muova metterebbe a rischio la propria vita”, ha detto Hind Khoudary del WFP nella parte di Rafah di Gaza, dove sono stati allestiti rifugi di fortuna delle Nazioni Unite. "Si condivide quel poco che si ha tra vicini."

 

Una persona su quattro, a Gaza, soffre la fame a livello catastrofico, nove palestinesi su dieci consumano meno di un pasto al giorno e faticano a trovare acqua pulita e potabile. Affamati e deboli, sempre più abitanti di Gaza si ammalano perché il sistema immunitario compromesso li rende suscettibili alle malattie.

Palestine. Aid workers and men go through the rubble to save lives
Gli operatori umanitari a fatica riescono a fare fronte ai bisogni crescenti mentre il conflitto si intensifica. Foto: WFP/Mostafa Ghroz 

Tutti i 25 panifici convenzionati con il WFP a Gaza, tranne uno, sono stati distrutti dai bombardamenti. Uno dei partner di lunga data del WFP, Jamal AbuAitah, proprietario di un caseificio che sosteneva i programmi di assistenza alimentare del WFP a Gaza prima del conflitto, è morto insieme alla sua famiglia nei bombardamenti.

Con tutte le attività commerciali ferme, i negozi sono rimasti per lo più vuoti e i prezzi del cibo, poco disponibile nei mercati, sono aumentati vertiginosamente.

Palestine. WFP provides hot meals for internally displaced Gazans in Rafah UN shelters
Il WFP fornisce pasti caldi agli sfollati nei rifugi delle Nazioni Unite a Rafah, Gaza. I pasti vengono cucinati utilizzando legna da ardere, in assenza di gas.
Foto: WFP/Ali Jadallah

Il WFP, insieme alle organizzazioni umanitarie e alla comunità internazionale, chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza e l’apertura di tutti i valichi di frontiera, per consentire la consegna senza ostacoli di aiuti su larga scala e prevenire la fame nella Striscia.

Questa storia è stata aggiornata venerdì 22 dicembre 2023 per riflettere i nuovi dati dell’IPC e fornire maggiori dettagli sull’accesso appena concesso a Gaza attraverso la Giordania.

 

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