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‘Gli attacchi agli operatori umanitari devono cessare’, Eddie Rowe, Direttore WFP in Sudan

E' un conflitto che è costato la vita ad oltre 1.100 civili e 19 operatori umanitari, tra cui tre membri del WFP. Le parti coinvolte nel conflitto devono onorare gli accordi per proteggere il personale e le risorse umanitarie.
, Eddie Rowe
Women in Wad Madani, Gezira State await a WFP food distribution in June
Donne a Wad Madani, stato di Gezira, attendono una distribuzione di cibo del WFP. Giugno 2023. Foto: OCHA/Ala Kheir 

L'ambiente operativo in Sudan è senza dubbio il più impegnativo che abbia mai vissuto nei miei 30 anni di carriera come operatore umanitario.

Ciò a cui ho assistito personalmente dall'inizio del conflitto il 15 aprile e le storie che sento, soprattutto dalla regione del Darfur, sono strazianti. Nessuno dovrebbe sopportare simili orrori, simili dolori.

Nel giorno in cui sono scoppiati i combattimenti in Sudan, una tragedia ha colpito la comunità umanitaria: tre membri del personale del WFP sono stati uccisi nel Nord Darfur. Si chiamavano Osman Ali, Siddig Mohammed e Yousif Elzain.

Erano tre operatori umanitari impegnati a fornire assistenza di emergenza in denaro ad alcune delle persone più vulnerabili del Sudan in un'area remota dell'immenso paese.

Negli ultimi quattro mesi, 19 operatori umanitari – tutti sudanesi – hanno perso la vita. La guerra ha già causato la morte di almeno 1.100 civili e milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria.

Eppure anche questi aiuti, di vitale importanza, sono stati sotto attacco: almeno 53 depositi umanitari sono stati saccheggiati e 87 uffici danneggiati. Sono state sottratte oltre 40.000 tonnellate di assistenza alimentare del WFP e distrutto un hub logistico nel Sudan centro-meridionale, uno dei più grandi del continente africano.

WFP delivers food at Wad Madani
Da maggio, gli operatori umanitari hanno assistito oltre 3 milioni di persone in Sudan. Foto: OCHA/Ala Kheir

Nonostante un rischio reale per la loro incolumità, gli operatori umanitari sul campo in Sudan continuano a superare sfide immense per sostenere quanti sono maggiormente colpiti in questo conflitto.

La prospettiva è cupa. La fame è a livelli record e 6,3 milioni di persone sono a un passo dalla carestia. Oltre 4,4 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case per cercare sicurezza in altre parti del Sudan e nei paesi limitrofi.

I bisogni umanitari sono alle stelle, con metà della popolazione – ovvero 24,7 milioni di persone – che necessita di assistenza.

L'espandersi del conflitto ha complicato le sue dinamiche. L’insicurezza significa che avere accesso alle persone che necessitano di assistenza salvavita è sempre più difficile ma è anche più urgente che mai, perché sempre più persone lottano per soddisfare i propri bisogni più elementari.

Qualunque cosa accada, continueremo a stare a fianco al popolo sudanese nel suo momento più buio. Non smetteremo di fornire aiuti cruciali a coloro che sono sull’orlo della sopravvivenza.

Anche se il nostro impegno come umanitari ci aiuta ad andare avanti in circostanze difficili, la nostra determinazione non basta. Chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale.

Prendere di mira gli operatori umanitari e l’assistenza umanitaria è contro le regole della guerra. Gli umanitari e gli aiuti che forniscono sono neutrali e imparziali in contesti di conflitto. Dedicano la loro vita ad aiutare le persone in difficoltà. La loro sicurezza – e quella dei civili che assistono – deve essere garantita.

Dall’inizio di maggio, le organizzazioni umanitarie hanno sostenuto oltre 3 milioni di persone con assistenza salvavita come cibo, acqua, nutrizione, alloggio e servizi medici.

Vogliamo e dobbiamo fare di più. Nel 2023, gli operatori umanitari in Sudan si stanno impegnando per assistere 18,1 milioni di persone entro la fine dell’anno.

Non ci resta quindi che ricordare alle parti in conflitto i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, sanciti dalla Dichiarazione di impegni firmata a Jeddah l'11 maggio 2023.

Le parti avevano concordato di proteggere i civili del Sudan e il personale insieme alle risorse umanitarie. Avevano affermato che è vietato attaccare, molestare, intimidire o detenere arbitrariamente il personale, o attaccare, distruggere, appropriarsi indebitamente o saccheggiare forniture, installazioni, materiali, unità o veicoli di soccorso.

Ogni agosto si celebra la Giornata Mondiale Umanitaria per onorare coloro che sono caduti e gli operatori umanitari che continuano a rischiare la propria vita per aiutare chi ha bisogno. Ed è proprio per loro che continuiamo a esortare tutte le parti in conflitto in Sudan a ricordare e onorare gli impegni assunti più di tre mesi fa: facilitare l’azione umanitaria e proteggere coloro il cui compito è realizzarla.

Noi, la comunità umanitaria, potremmo fare ancora di più per il popolo sudanese le cui vite sono state distrutte dalla violenza in corso se potessimo raggiungere in sicurezza tutti i luoghi in cui le persone hanno bisogno del nostro aiuto, se fossimo in grado di trasportare aiuti umanitari senza il pericolo di furto, e se non dovessimo temere per la nostra vita.

Non c'è un minuto da perdere: il popolo sudanese ha bisogno della nostra assistenza ora più che mai.

Eddie Rowe è il Direttore WFP in Sudan e il Coordinatore Umanitario ONU facente funzioni. Una versione di questo articolo è stata pubblicata su Al-Jazeera News il 18 August 2023.

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