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Discorso di accettazione del Nobel, il Direttore esecutivo del WFP fa appello al mondo ad usare la sua ricchezza per prevenire carestie

direttore esecutivo riceve medaglia del Nobel
David Beasley riceve il Premio da Lisa Pelletti Clark, Co-President, International Peace Bureau per conto del Comitato del Premio Nobel per la Pace. WFP/Rein Skullerud
Trascrizione del discorso del Direttore esecutivo del WFP tenuto oggi alla cerimonia di accettazione del Premio Nobel per la Pace al WFP

ROMA – Quando ci si sveglia nella bella città di Roma, è difficile immaginarsi che circa nel 400 AD questa città soffrì di una gravissima carestia che sterminò quasi il 90 per cento della sua popolazione. Gli studenti di storia associano a quella data anche un altro evento: l’inizio della caduta dell’impero romano. Ora, è stata la carestia a causare la caduta? O è stata la caduta a causare la carestia? Credo la risposta sia entrambe le cose.

In questo mondo moderno, ricco, tecnologicamente avanzato, è difficile immaginarsi che si possa vivere una carestia come quella. Tuttavia, tragicamente, è mio dovere dire che la carestia è alle porte dell’umanità. Per milioni e milioni di persone su questa terra.

Il fallimento nel prevenire la carestia ai giorni nostri distruggerà tantissime vite e causerà la perdita di molto di quanto abbiamo a cuore.

A nome del Segretario Generale delle Nazioni Unite, del nostro consiglio esecutivo, delle agenzie sorelle, dei nostri incredibili partner e donatori, e soprattutto a nome dei 19.000 costruttori di pace del World Food Programme, e anche per quelli sono venuti prima di noi, in special modo per chi ha perso la vita nel corso del proprio lavoro e per le loro famiglie che continuano ad andare avanti, a nome dei 100 milioni di affamati che assistiamo, vorrei ringraziare il Comitato norvegese del Nobel per questo grande onore.

Vi ringrazio anche per aver dato risalto al nostro lavoro che usa il cibo per combattere la fame, per mitigare la destabilizzazione dei paesi, per prevenire migrazioni di massa, per porre fine ai confitti e per creare pace e stabilità.

Crediamo che il cibo sia la via per raggiungere la pace.

Vorrei oggi potervi parlare di come, lavorando insieme, possiamo porre fine alla fame nel mondo per tutti i 690 milioni di persone che vanno a letto affamati ogni sera. Oggi, però, dobbiamo fare fronte a una crisi.

Questo Premio Nobel per la Pace è più di un ringraziamento. È un invito ad agire. A causa di così tanti conflitti, del cambiamento climatico, del vasto uso della fame come arma politica e militare, e di una pandemia mondiale che peggiora il tutto in modo esponenziale, 270 milioni di persone stanno avvicinandosi sempre di più all’inedia. Se non si risponde ai loro bisogni, la pandemia della fame che ne conseguirà farà impallidire l’impatto del Covid-19.

E se questo non fosse già abbastanza, di questi 270 milioni di persone, 30 milioni contano su di noi al 100 per  cento per la loro sopravvivenza.

L’umanità, come risponderà?

Lasciate che vi dica perché quello che facciamo al World Food Programme funziona.

Prima di tutto, il cibo è sacro. Lo sa chiunque si sia seduto per il pasto del Ringraziamento o di una festività, preso la comunione, partecipato a un Seder, digiunato per il Ramadam o fatto un’offerta di cibo in un tempio buddista.

E tutti gli esseri umani, che siano credenti o meno, conoscono il potere del cibo che non solo ci sostiene nell’organismo ma ci avvicina tutti nella nostra umanità.

Il secondo motivo è perché quello che tutti noi, 19.000 persone, facciamo è un atto di amore. Martin Luther King, Premio Nobel nel 1964, disse: “L’amore è il potere più durevole nel mondo”

Anche io, come Martin Luther King, da giovanissimo ho imparato questo insegnamento da Gesù di Nazareth, quando insegnava dalla Torah: “Ama il prossimo come te stesso”. Ho capito poi che si poteva interpretare meglio quello che Gesù disse in “Ama il prossimo come un tuo eguale”. Pensate per un momento a cosa davvero significa.

Immaginate che ogni donna, uomo, ragazza e ragazzo con cui condividiamo questo pianeta sia nostro uguale... e se li amassimo come tali. Immaginate se così fosse cosa ne sarebbe delle guerre, dei conflitti, del razzismo, delle divisioni e delle discriminazioni di ogni genere.

Quello che mi scalda il cuore è questo: 100 milioni di miei eguali, il mio prossimo, hanno ricevuto cibo dal World Food Programme quest’anno e abbiamo evitato la carestia.

Quello che mi strazia è questo: l’anno che verrà, milioni e milioni e milioni di miei eguali – il mio prossimo, il vostro prossimo – si avvicineranno sempre di più all’inedia.

Ci troviamo in quello che potrebbe essere considerato il più ironico dei momenti nella storia moderna. Da una parte – dopo secoli di passi da giganti nell’eliminazione della povertà estrema, oggi ci troviamo con 270 milioni di persone, il nostro prossimo, sull’orlo dell’inedia. Più dell’intera popolazione dell’Europa occidentale.

Dall’altra parte, ci sono 400.000 miliardi di dollari di ricchezza nel nostro mondo oggi. Anche nel picco della pandemia di Covid, in soli 90 giorni la ricchezza è aumentata di 2.700 miliardi di dollari. Mentre noi abbiamo bisogno solo di 5 miliardi di dollari per salvare 30 milioni di vite dalla carestia.

C’è chiaramente qualcosa che non capisco.

Molti tra i miei amici e leader nel mondo mi dicevano: “Hai il più bel lavoro del mondo, salvare la vita di milioni di persone”.

E io rispondo loro: “Non vado a dormire la sera pensando ai bambini che abbiamo salvato, vado a letto con le lacrime agli occhi pensando a quelli che non abbiamo potuto salvare. E, quando mancano i finanziamenti e non abbiamo l’accesso che ci serve, dobbiamo decidere quali bambini mangeranno e quali no, quali bambini vivranno e quali moriranno. A voi piacerebbe questo lavoro?”

Per favore, non chiedeteci di scegliere chi vive e chi muore.

Nello spirito di Alfred Nobel, come inciso in questa medaglia – “pace e fratellanza” – dobbiamo sfamarli tutti.

Il cibo è la via per la pace.

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Fotografie dell’evento a questo link.

 

Immagini video e shotlist del Direttore esecutivo David Beasley che riceve la medaglia e il diploma del Premio Nobel per la Pace 2020, con brani del suo discorso e una intervista:

https://spaces.hightail.com/receive/BM2Hb22UOl

 

Immagini video e shot list degli interventi del WFP in aree di conflitto al momento vulnerabili alla carestia e delle immagini di archivio: https://spaces.hightail.com/receive/4O8D7UUcJL

 

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L’agenzia ONU World Food Programme è stata insignita del Premio Nobel per la Pace 2020. Impegnata a salvare vite nelle emergenze, siamo la più grande organizzazione umanitaria al mondo la cui assistenza alimentare vuole costruire un percorso di pace, stabilità e prosperità per quanti si stanno riprendendo da conflitti, disastri e dall’impatto del cambiamento climatico.

 

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