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Go digital, stay human. I dati che salveranno il mondo.

È con questa convinzione che Andrea Amparore, il protagonista di oggi per la serie ‘Italiani in Prima Linea’, si reca ogni giorno al…
, WFP Italia

È con questa convinzione che Andrea Amparore, il protagonista di oggi per la serie ‘Italiani in Prima Linea', si reca ogni giorno al lavoro al WFP . Esperto di GIS, i sistemi informativi geografici, Andrea ha creato nuove piattaforme per l'analisi in tempo reale di dati vitali per le emergenze umanitarie. Volto umano di dati e piattaforme, Andrea ci spiega come la geografia e tecnologia ci aiutano a fare meglio, fare di più e più rapidamente il nostro lavoro. Per salvare vite umane. Per cambiarle. Per dare speranza e un futuro migliore a milioni di persone. (Video qui e in fondo all'articolo).

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Andrea Amparore, esperto GIS.

Il WFP è in prima linea nelle emergenze umanitarie anche per la capacità di gestire situazioni complesse con tempestività. Il GIS gioca un ruolo fondamentale in questo. Vuoi spiegarci cosa è il GIS e qual è la sua importanza nell'ambito umanitario?

Il GIS, Geographic Information System, cioè il Sistema Informativo Geografico, è uno strumento che permette di analizzare oggetti ed eventi che si verificano sul territorio. Grazie a questa tecnologia è possibile associare i dati di qualsiasi natura alla loro posizione geografica, ed elaborarli per estrarre nuove informazioni.

Questi strumenti, noti anche come tecnologie geospaziali, sono applicati in innumerevoli ambiti e tutti noi li utilizziamo quotidianamente anche senza accorgercene, per esempio quando con il nostro smartphone usiamo qualsiasi app che fa uso della nostra posizione.

Quante volte abbiamo impostato il navigatore della nostra automobile, cercato il nostro quartiere su un'immagine satellitare, condiviso la nostra posizione GPS con qualcuno, o controllato il traffico in tempo reale?

Ora, immaginate se un operatore umanitario avesse a disposizione la sterminata quantità di dati che può fornire Google Maps, ma applicati in ambito umanitario. Significherebbe poter conoscere in tempo reale il numero di rifugiati presenti in una certa area, quanti di loro necessitano di assistenza alimentare, dove si trova la più vicina fonte d'acqua, e via dicendo.

In ambito umanitario, il GIS gioca un ruolo soprattutto nella fase di preparazione e di risposta alle emergenze, dove il tempo e la disponibilità di informazioni si traducono concretamente in vite salvate.

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Mappa creata dall'unità GIS in occasione delle inondazioni in Mozambico, nel marzo 2019

Nella primissima fase dell'emergenza usiamo dati georiferiti, uniti ad immagini satellitari, aeree e di droni per stimare il numero di persone che necessitano di immediato aiuto e per conoscere la loro esatta posizione.

I diversi prodotti GIS del WFP includono migliaia di mappe statiche ogni anno, analisi di vulnerabilità della popolazione, decine di mappe online dinamiche e accessibili a chiunque, elaborazioni di immagini satellitari e molto altro ancora.

Il WFP è leader nella tecnologia geospaziale a livello di Nazioni Unite e tra le organizzazioni internazionali. Soltanto nel 2018, abbiamo realizzato più di 2.000 mappe e centinaia di analisi geospaziali a sostegno delle emergenze su scala globale.

Il GIS viene quindi utilizzato dal WFP non solo per le emergenze, ma anche nell'ambito dei progetti di sviluppo.

Assolutamente. Il GIS è presente in tutte le fasi dell'intervento, dalle attività mitigazione dei rischi fino alla risposta sul campo. L'analisi spaziale ci fornisce una stima dell'insicurezza alimentare che, unita al livello di esposizione ai disastri naturali, ci permette di adattare i programmi di assistenza umanitaria ai diversi contesti.

Inoltre, quando il WFP elabora i programmi per aumentare la resilienza delle popolazioni, individuiamo le persone più vulnerabili per stabilire dove focalizzare le risorse. Insomma, ci chiediamo, dove si trovano le persone che hanno bisogno di noi? E poi, come possiamo raggiungerli? Il GIS ci permette di rispondere anche a queste domande

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Andrea Amparore in Nepal, durante l'emergenza terremoto nel 2015.

Andrea, tu sei un esperto sviluppatore GIS, un cartografo digitale dell'era moderna si potrebbe dire. La cartografia è una scienza antichissima e affascinante. Dalle prime carte stilate nell'antica Grecia ora si producono mappe, carte e rilevazioni altamente sofisticati e alla portata di tutti. Come sei arrivato a diventare uno sviluppatore GIS e cosa ti ha attratto di questa scienza?

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Andrea Amparore da bambino.

Sono stato attratto dalle mappe fin da bambino. Le mappe sono il mezzo più efficace che l'uomo ha inventato per rappresentare la complessità del mondo intorno a sé. Da appassionato di montagna, queste erano diventate un elemento indispensabile delle mie giornate e delle mie avventure, uno strumento che ogni sera mi avrebbe raccontato le sfide delle escursioni del giorno seguente.

Dopo aver conseguito la laurea in Scienze Naturali a Torino, mi sono specializzato in Geomatica all'università di Tolosa, in Francia. Ho poi maturato esperienze nei diversi ambiti in cui il GIS gioca un ruolo fondamentale, lavorando in un laboratorio dell'agenzia spaziale francese, per il centro GIS dello Yellowstone National Park, e infine presso il Joint Reaserch Center della Commissione Europea. Sono poi approdato al WFP nel 2012, e la possibilità di applicare le mie capacità per affrontare le più grandi sfide umanitarie del mondo mi ha entusiasmato così tanto che ci sono rimasto da allora.

Lavori nella divisione che si occupa della risposta alle emergenze. Hai sviluppato progetti come WFP ADAM e, a Monaco di Baviera, hai presentato il tuo nuovo progetto HTA — Humanitarian Topographic Atlas. Di cosa si tratta?

Il progetto ADAM (Automated Disaster Analysis and Mapping) nasce nel 2015 e viene subito reso pubblico allo scopo di velocizzare ed automatizzare tutta la fase di raccolta dati, analisi e allerta in seguito ad un terremoto.

Prima c'era un lento lavoro manuale che consisteva nel ricercare informazioni sul luogo del disastro, stimare la gravità dell'impatto e infine informare le persone interessate. Ho immaginato che sarebbe stato un punto di svolta fare uso di nuove tecnologie che permettono l'automatizzazione di tutti questi processi.

Ho quindi ideato questo sistema abbastanza complesso in collaborazione con lo United States Geological Survey, il punto di riferimento mondiale per la sismologia, per monitorare i terremoti a livello globale.

Ogni volta che ADAM identifica un terremoto con un'intensità maggiore rispetto alle soglie predefinite, in modo del tutto automatico inizia a ricercare e analizzare informazioni, per poi disseminare i risultati a migliaia di persone. Gli utenti di ADAM sono operatori umanitari del WFP e quelli delle altre agenzie ONU, funzionari governativi e personale delle organizzazioni non governative, i quali ricevono una grande quantità di informazioni sull'evento verificatosi appena pochi minuti prima.

ADAM è molto più rapido dei media tradizionali, e permette un risparmio di tempo che in questi casi fa la differenza. E siccome cominciavo a ricevere migliaia di richieste d'accesso, abbiamo pensato di aprire un account Twitter per mettere i risultati a disposizione di tutti in tempo reale (@WFPADAM). Da allora il progetto si è ulteriormente espanso fino a monitorare cicloni e tempeste tropicali, mentre attualmente è allo studio una possibile applicazione per le inondazioni.

L'Humanitarian Topographic Atlas, HTA, si riferisce invece alla primissima fase dopo un disastro, quando migliaia di soccorritori si precipitano a lavorare in un territorio che prima non conoscevano.

In queste occasioni è necessario fornire agli operatori umanitari mappe topografiche ad alta risoluzione che riportino tutte le informazioni del territorio: la morfologia, l'idrografia, le infrastrutture, i dettagli sui centri abitati, dalle grandi città fino al piccolo villaggio.

Spesso non esistono mappe ad alta risoluzione nei Paesi in cui lavoriamo, e le poche esistenti non sono aggiornate. Dobbiamo quindi crearne di nuove nel momento in cui si verifica il disastro. Tuttavia la produzione di queste mappe richiede molto tempo, di conseguenza si rischia di lavorare e prendere decisioni per intere settimane senza una vera conoscenza del territorio.

Ho quindi pensato di applicare lo stesso set di tecnologie per creare mappe topografiche ad alta risoluzione di tutte le zone del mondo in cui il WFP è presente.

Questo è stato possibile grazie alla crescente disponibilità di open data gratuiti come quelli forniti da OpenStreetMap, la Wikipedia delle mappe, e grazie ai nostri algoritmi che trasformano questi dati in mappe ad alta risoluzione.

Abbiamo presentato HTA all'Innovation Accelerator di Monaco di Baviera. In questa occasione abbiamo avuto l'appoggio di alcuni investitori privati che hanno creduto nel progetto e hanno deciso di finanziarlo. HTA verrà quindi lanciato quest'anno.

Nella risposta alle emergenze umanitarie, sono fondamentali la tempestività e il coordinamento con altri attori sul campo, come organizzazioni non governative, i governi locali, altre agenzie ONU, partner privati. Il WFP è tra i primi ad arrivare sul campo allo scoppio di un'emergenza e voi del GIS siete tra i primissimi operatori umanitari a prendere azione. Cosa fate quando arrivate in una zona per esempio devastata da un terremoto?

L'unità GIS si trova nella divisione delle emergenze. La tempestività di intervento sul luogo del disastro è una delle nostre principali responsabilità. Personalmente le emergenze che mi hanno più colpito per la loro complessità sono state nelle Filippine e nel Mozambico in seguito a due terribili cicloni, e in Nepal dopo il devastante terremoto del 2015.

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In Nepal, in seguito al terremoto del 2015.

Le attività GIS in questi casi riguardano principalmente la stima e l'individuazione della popolazione che ha bisogno di assistenza alimentare. Inoltre, è fondamentale monitorare l'accessibilità stradale, che durante una crisi è in continua evoluzione.

Immaginate il montuoso Nepal dove intere vallate grandi come regioni italiane erano raggiungibili solo con l'elicottero. La riabilitazione delle strade principali durò diversi mesi: ogni giorno si ripristinavano nuove strade ma altre diventavano impraticabili a causa delle forti piogge. Per questo motivo era necessario mappare costantemente lo stato delle infrastrutture, utilizzando aggiornamenti che provenivano da diverse fonti, come i nostri operatori, autisti, partners, immagini satellitari o droni.

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Andrea Amparore con un monaco del monastero di Lapchi, in Nepal.

Un'altra potenzialità del GIS consiste nell'integrare dati di natura diversa. Il monitoraggio delle nostre distribuzioni di aiuti serve, ad esempio, a tenere traccia dell'assistenza fornita per darne conto ai nostri donatori.

In Mozambico durante i primi due mesi pubblicavamo giornalmente una mappa delle distribuzioni di cibo, in termini di quantità e di tipologia del cibo consegnato alla popolazione.

Tuttavia la mappa è la punta dell'iceberg di una serie di operazioni che non sono visibili all'utente finale, come la raccolta e l'organizzazione dei dati. Ad esempio, per supportare la risposta del WFP alle emergenze noi collezioniamo dati da satelliti, droni e smartphones anche nelle aree più remote e inaccessibili.

Gli sviluppi nella tecnologia sono rapidissimi e spesso sorprendenti. Puoi dirci se e come è cambiata la natura del tuo lavoro nei sette anni di servizio con il WFP?

Se considero gli ultimi anni, posso dire che il mio lavoro si è evoluto molto rapidamente grazie al miglioramento di una serie di fattori.

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Andrea Amparore insieme a un gruppo di bambini beneficiari del WFP in Honduras.

Innanzitutto la disponibilità di dati geospaziali. Adesso siamo nell'era dei dati: rispetto ad una decina di anni fa, sono aumentate la quantità e la qualità delle informazioni, la nostra capacità di conservarle, condividerle ed analizzarle.

Ogni giorno vengono prodotte migliaia di immagini satellitari, sempre più frequenti ed economiche. I sensori montati sui satelliti sono di qualità sempre migliore. Anche noi produciamo dati georiferiti in maniera inconsapevole, con le app e i social media.

Inoltre, nell'ultimo decennio è aumentata vertiginosamente la nostra capacità di elaborazione dei dati: questo grazie alla maggiore potenza di calcolo e ad un maggiore utilizzo di algoritmi sempre più raffinati e ed efficaci. Possiamo quindi elaborare di un'immensa mole di informazioni che sarebbe assolutamente impossibile maneggiare manualmente.

La tecnologia di machine learning ci ha aperto nuovi orizzonti, soprattutto per l'interpretazione di immagini satellitari e di droni. Sarebbe inutile avere milioni di immagini senza un algoritmo che li ‘capisca' e li interpreti, per poi trasformarli in informazione tangibile ed utilizzabile. È successo in Mozambico durante l'ultimo ciclone, dove il WFP ha fatto volare droni su larga scala nei luoghi del disastro: questi algoritmi hanno individuato istantaneamente migliaia di abitazioni danneggiate dal ciclone, distinguendole da quelle rimaste intatte.

Quali pensi siano le sfide del tuo lavoro cui devi fare fronte?

Direi che ci sono due tipologie di sfide nel mio lavoro: le complessità tecniche e quelle tematiche.

Quando siamo inviati sul campo ci troviamo di fronte a grandissime sfide tecniche, dobbiamo far uso dei nostri sistemi affidandoci ad una infrastruttura fragilissima, a volte con connessione internet quasi inesistente. Dobbiamo rispondere a domande cruciali, come ad esempio dove si trovano le persone più bisognose, e il tempo a disposizione è scarso. Un'altra sfida tecnica è quella relativa alla continua evoluzione della tecnologia: bisogna dedicare una parte considerevole della giornata ad aggiornarsi e stare al passo la tecnologia. Gli strumenti che usavo sette anni fa oggi sono obsoleti.

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Andrea Amparore insieme ad alcuni bambini in Mozambico, durante l'emergenza causata dal ciclone Idai, nel marzo 2019.

Poi ci sono le sfide tematiche: il GIS è uno strumento estremamente versatile che può essere utilizzato per rispondere a domande di ogni tipo. È importante mantenere uno stretto contatto con le problematiche dei diversi contesti, senza cadere nella tentazione di avere un approccio puramente tecnologico. Come si dice, go digital stay human.

Per quanto riguarda le sfide nel lungo periodo, è facile prevedere un ruolo sempre maggiore della tecnologia geospaziale. L'umanità sarà chiamata a rispondere a problematiche legate a popolazioni in crescita, conflitti in aumento, cambiamento climatico, insicurezza alimentare e sostenibilità. Più saremo in grado di raccogliere ed analizzare dati geospaziali, più potremo utilizzare il GIS come una piattaforma collettiva di problem solving, di processo decisionale e di collaborazione.

Ci vuoi raccontare un episodio particolarmente significativo per te, nella tua esperienza con il WFP?

L'episodio della mia carriera che più mi ha segnato è stato il vivere in prima persona l'esperienza di un disastro naturale. Ero in Nepal durante l'emergenza dovuta al terremoto del 2015.

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Kathmandu, distruzione causata dal terremoto in Nepal, 2015.

Mi trovavo insieme a Paolo Battistin, un ingegnere WFP che avete intervistato nel primo episodio di questa serie, e stavamo valutando l'idoneità di un appartamento dove avrei potuto trasferirmi. Paolo mi stava dicendo che l'edificio non era adatto a resistere ai terremoti e proprio in quel momento fummo investiti dal secondo forte sisma del mese di maggio, una spaventosa scossa di magnitudo 7.3. Con il cuore in gola ci gettammo fuori dall'edificio e ci trovammo in mezzo alla popolazione in panico che fuggiva terrorizzata. Ci furono centinaia di morti e feriti in quell'occasione. Malgrado il terribile momento, io sapevo che di lì a un mese sarei tornato alla mia vita tranquilla in Italia mentre tutte le persone intorno a me non avevano la stessa speranza. Ho capito quanto fossi privilegiato rispetto alla moltitudine che mi circondava e questo mi ha segnato profondamente.

Quale consiglio daresti a chi volesse intraprendere una carriera come la tua?

È fondamentale conseguire un'ottima preparazione tecnica, a cominciare dal proprio percorso universitario. Molti atenei offrono corsi di studio in Geomatica, sia in Italia che all'estero.

Una volta completata la formazione, può essere utile effettuare stages nei diversi ambiti di applicazione del GIS: scientifico, ambientale, urbanistico, civile o umanitario.

Per chi come me volesse optare per l'umanitario, suggerisco di allenare la propria flessibilità: bisogna sapersi orientare tra le migliori tecnologie, ma è necessario preparare sempre un piano B per poter declinare il proprio lavoro in un contesto difficile, quasi impossibile, con scarsa connettività o pochissimo tempo a disposizione, come dopo ogni disastro naturale che complica ogni aspetto del nostro lavoro.

Infine, un suggerimento mai banale. Il GIS e la data science sono in continua e rapida evoluzione: dobbiamo coltivare costantemente la nostra curiosità nei confronti di queste discipline. Solo così saremo in grado di applicare i migliori strumenti nelle grandi sfide che siamo chiamati ad affrontare.