Influsso di rifugiati dalla Repubblica Democratica del Congo mette a dura prova il sostegno umanitario in Burundi e Uganda

Il mese scorso, quando sono risuonati degli spari vicino a casa sua nella città congolese di Uvira, Mapendo ha capito che era giunto il momento di andarsene. Ha radunato i figli e altri familiari, hanno attraversato il tumultuoso fiume Rusizi, diretti nel vicino Burundi, unendosi alla folla disperata in fuga dalle violenze che attanagliano le zone orientali della Repubblica Democratica del Congo (RDC).
Oggi, Mapendo e la sua famiglia sono nella città di Rugombo, nel Burundi nord-occidentale, e dormono a cielo aperto vicino a uno stadio trasformato in un rifugio di fortuna per rifugiati.
"L'abito che porto è tutto ciò che ho", dice Mapendo, che indossa una camicia nera e una gonna con motivi vivaci. "La stessa cosa vale per i miei figli". (In quanto rifugiata, il suo cognome non viene utilizzato a sua protezione).

Mesi di combattimenti nella RDC orientale hanno sradicato centinaia di migliaia di persone, in un paese in cui milioni di persone sono già state sfollate a causa di altri sconvolgimenti. Delle decine di migliaia di persone che cercano sicurezza nei paesi vicini, il Burundi ne ha accolto il numero maggiore: sono, infatti, quasi 66.000 i rifugiati e richiedenti asilo congolesi fino ad oggi. La maggior parte di loro sono donne, bambini e anziani.
"Nel giro di poche settimane il numero di nuovi arrivi è salito alle stelle, è raddoppiato a un ritmo allarmante", dice Dragica Pajevic, Vicedirettrice regionale del WFP per l'Africa orientale.
Collaborando con le autorità burundesi e i partner umanitari, il WFP sta fornendo assistenza alimentare salvavita ai nuovi arrivati congolesi, che sono ospitati in centri di transito già esistenti e siti di accoglienza temporanei, tra cui scuole, chiese e spazi ricreativi. Saranno poi trasferiti in campi profughi e altri siti permanenti.

L'entità di questi sfollamenti sta però mettendo a dura prova le risorse del WFP, già impegnato con i rifugiati di lunga data che hanno trovato rifugio in Burundi, raddoppiato a 120.0000 persone. Il WFP è già stato costretto a ridurre drasticamente le razioni alimentari per i rifugiati. Senza nuovi finanziamenti, potrebbe essere costretto, a luglio, a tagliare del tutto l'assistenza alimentare.
"La comunità internazionale deve agire ora per prevenire un'escalation della crisi della fame", dice Pajevic.
L'escalation della crisi della fame
Anche la vicina Uganda sta accogliendo migliaia di rifugiati congolesi. Tutti condividono storie orribili. Muisa (il cui vero nome è stato omesso), è riuscita ad attraversare il confine con i due bambini più piccoli dei suoi sei figli, fuggita da combattenti armati e violenti a Goma, principale città a nord-est del paese.

Muisa vendeva pesce al mercato di Goma. "Sono risuonati degli spari ", ricorda la donna. "La gente è caduta, tra cui un'amica uccisa a colpi di arma da fuoco proprio dietro di me".
Muisa è riuscita a sopravvivere alla sparatoria, ma è stata violentata dai combattenti. Suo marito è stato ucciso nella loro casa. I suoi quattro figli più grandi sono rimasti con la sorella a Goma.
"Ora, tutto ciò che desidero è la pace, un posto dove i miei figli possano andare a scuola, dove la paura non sia un'ombra a ogni passo", dice Muisa, che ora vive in un insediamento di rifugiati nel sud-ovest dell'Uganda.
Un altro residente di Goma, Amadi, è fuggito in Uganda con la sua famiglia. Padre di sei figli, Amadi vendeva bottiglie di carburante per vivere. L'uomo racconta la fame e la paura nella citta durante i recenti combattimenti.
"Le scuole hanno chiuso, le strade si sono svuotate e non ho potuto più vendere nulla", racconta Amadi. La famiglia è sopravvissuta con quello che restava del cibo dei vicini, prima di dirigersi, a piedi e in macchina, verso il sud-ovest dell'Uganda.

Amadi e altri rifugiati congolesi stanno affollando i centri di transito e di accoglienza ugandesi, con numeri che superano di gran lunga le capacità di alloggio. Il WFP sta consegnando pasti caldi e biscotti ad alto contenuto energetico ai nuovi arrivati, oltre all'assistenza a circa 1,4 milioni di rifugiati già presenti in Uganda.
Ma anche in questo caso, la carenza di finanziamenti sta riducendo questi aiuti. L'Uganda ospita la più grande popolazione di rifugiati in Africa: 1,7 milioni di persone. E i numeri crescono rapidamente. Questi rifugiati fanno affidamento sull'intervento e sul supporto umanitario, e ciò aumenta l'urgenza di un'assistenza che sia continuativa.
"Questo afflusso travolgente sta mettendo a dura prova le nostre risorse oltre i loro limiti", spiega Pauline Irenabina, responsabile dell'ufficio rifugiati del governo ugandese nel sud-ovest. "Abbiamo difficoltà a fornire un alloggio adeguato a tutti". Le ridotte distribuzioni di cibo del WFP non riescono a soddisfare i numeri in aumento, aggiunge, e potrebbero "spingerci verso una potenziale crisi".
Amadi, la cui famiglia è ospitata nello stesso insediamento di Muisa, spera in una vita che vada oltre la sopravvivenza quotidiana. "Pregate per la pace", dice, "affinché si possiamo risorgere".
Un incerto futuro
In Burundi, nella città di Rugombo (provincia nord-occidentale di Cibitoke, al confine con l'est della RDC), più di 40.000 rifugiati sono ora stipati in tende blu e bianche che costeggiano lo stadio della città. Il terreno è disseminato di taniche di plastica per l'acqua e di effetti personali dei nuovi arrivati. I bambini sollevano nuvole di polvere rossa mentre saltano alla corda.

Sempre più rifugiati arrivano ogni giorno, alcuni appesantiti da pacchi e valigie preparati in tutta fretta. In gran parte, però, sono dovuti fuggire senza poter prendere nulla con sé, come Mapendo.
Insieme ai rifugi, l'afflusso di nuovi arrivati ha avuto un forte impatto sulle strutture sanitarie locali, in un paese alle prese con malattie come il colera, il morbillo e soprattutto la malaria.
Quando arrivano i camion del cibo del WFP, i rifugiati e i membri della comunità locale aiutano a scaricare i pesanti sacchi di cibo, portandoli nei magazzini forniti dalle autorità locali. Lì vicino, in una cucina improvvisata, i lavoratori mescolano enormi quantità di riso e piselli spezzati su fuochi all'aperto. Più tardi, il cibo verrà servito per i due pasti al giorno che il WFP fornisce ai nuovi arrivati affamati.
Ma l'assistenza del WFP e la buona volontà locale non sono sufficienti a tenere il passo con la crescente domanda. "I pasti sono così ridotti che lascio la mia porzione ai miei figli", dice Mapendo, aggiungendo che non ha altri mezzi per accedere a cibo, medicine e altri beni essenziali per i suoi figli.
La rifugiata congolese Promesse e i suoi tre figli si trovano nelle stesse difficili condizioni.

"Abbiamo un disperato bisogno di aiuto", dice Promesse che, come Mapendo, viene da Uvira, nella provincia del Kivu meridionale della RDC. Lei e suo marito si sono separati mentre fuggivano dai combattimenti nella loro terra natale. Lei ha continuato a camminare per tre giorni per poi salire su una barca che ha attraversato il fiume Rusizi fino al Burundi.
"Riceviamo cibo, ma non basta", con l'afflusso di nuovi arrivi, continua Promesse. "Ci sono molte zanzare e i nostri bambini rischiano di prendere la malaria".
Per ora, lei e i suoi figli hanno trovato rifugio in una scuola. Promesse dubita che tornerà a casa presto e teme cosa succederà dopo.
"Quando riprenderanno le lezioni", dice, "saremo costretti a dormire all'aperto".