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Il mondo deve darsi da fare e non tirarsi indietro, per evitare la pandemia di fame indotta dal coronavirus.

Per ora la risposta globale ha scongiurato il peggio ma la carestia incombe su milioni di persone, avverte il Direttore esecutivo del WFP
, WFP

Il 17 settembre 2020, rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Direttore esecutivo del World Food Programme(WFP), David Beasley, ha invitato la comunità internazionale a continuare a sostenere le azioni atte ad impedire che la pandemia di coronavirus spinga milioni di persone verso la fame.


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Il COVID-19 minaccia di raddoppiare i livelli di fame acuta pre-pandemici. Foto: WFP / Oluwaseun Oluwamuyiw


Riconoscendo la risposta "straordinaria" dei governi, dei donatori e delle istituzioni finanziarie internazionali all'emergenza causata dal virus e alle sue conseguenze socio-economiche, Beasley ha comunque avvertito che "non siamo ancora fuori pericolo".


"La battaglia è tutt'altro che finita — i 270 milioni di persone che possono essere a un passo dalla fame hanno bisogno del nostro aiuto oggi più che mai", ha detto Beasley.


Nel 2020, il WFP stima di dover fornire assistenza alimentare salvavita a 138 milioni di persone affamate in tutto il mondo. Nei primi sei mesi dell'anno, sono state raggiunte già 85 milioni di persone.


Nel corso della sessione del Consiglio di Sicurezza, dedicata alla fame indotta dai conflitti, la discussione si è concentrata sui paesi considerati più a rischio di scivolare ulteriormente nella fame: Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Sud Sudan e Yemen.


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Sultan, 21 mesi, è tra i 2 milioni di bambini yemeniti che hanno bisogno di assistenza nutrizionale. Foto: WFP / Mohammed Awadh


Nelle parole di Beasley, lo Yemen rimane il "peggior disastro a livello umano del mondo". La guerra, un'economia al collasso, la svalutazione della moneta, i prezzi dei prodotti alimentari inavvicinabili e la distruzione delle infrastrutture pubbliche avevano già portato 20 milioni di persone in uno stato di crisi, ora se ne potranno probabilmente aggiungere altri 3 milioni che a causa del virus possono rischiare la vita a causa della fame. Per mancanza di fondi, l'assistenza del WFP per 8,5 milioni di persone, in Yemen, è a mesi alternati. Inoltre, l'organizzazione sarà costretta a tagliare le razioni per i restanti 4,5 milioni di persone entro dicembre senza un aumento delle risorse.


"I campanelli d'allarme in Yemen risuonano forte e chiaro, e il mondo deve aprire gli occhi sulla disperata situazione del popolo yemenita prima che arrivi la carestia", è l'allarme lanciato da Beasley.


Nella Repubblica Democratica del Congo, l'aumento della violenza, insieme al COVID-19, ha fatto schizzare il numero di persone a livelli critici di insicurezza alimentare, da 15,2 milioni a quasi 22 milioni.


In Nigeria, il COVID-19 sta portando ancor più persone a soffrire di insicurezza alimentare; a causa delle misure imposte per contenere il virus, sono diminuiti i redditi dell'80 per cento delle famiglie. Nel nord-est del paese, 4,3 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare, un aumento di 600.000 persone in gran parte dovuto al COVID-19.


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Sfollati nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, attendono ad un centro di distribuzione del WFP mantenendo le distanze di sicurezza. Foto: WFP / Ben Anguandia


In Sud Sudan, dove già prima della pandemia si stimava che 6,5 milioni di persone si sarebbero trovate in una condizione di grave insicurezza alimentare, nel pieno della stagione magra, la violenza nello Stato di Jonglei ha provocato lo sfollamento di decine di migliaia di persone, il rapimento di civili e diffuse perdite di bestiame e mezzi di sussistenza. Inoltre, i focolai del virus nelle aree urbane come Juba potrebbero mettere a rischio fame fino a 1,6 milioni di persone.


Oltre a questi paesi, Beasley ha anche fatto luce sulla situazione in Burkina Faso, dove il numero di quanti affrontano livelli di crisi legati alla fame è triplicato, arrivando fino a 3,3 milioni di persone, a causa dell'escalation delle violenze — con i relativi problemi di sfollamento, sicurezza e accesso — e delle conseguenze del COVID-19. "Per 11.000 di queste persone che vivono nelle province settentrionali, la carestia è alle porte, proprio in questo momento", ha messo in guardia Beasley.


Facendo riferimento alla storica decisione del Consiglio circa l'approvazione della Risoluzione 2417 — che ha evidenziato il costo umano dei conflitti, pagato in sofferenza e fame — Beasley ha detto: "Abbiamo compiuto enormi passi avanti nell'individuare i primi allarmanti segnali della carestia, nel comprenderne le cause e le conseguenze. Ma, tragicamente, abbiamo visto questa storia ripetersi troppe volte in passato. Si aspetta, finché poi non è troppo tardi, mentre la fame uccide, rinfocola le tensioni della comunità, alimenta i conflitti e l'instabilità e costringe le famiglie ad abbandonare le proprie case".


Per nutrire i 30 milioni di persone che contano esclusivamente sull'assistenza del WFP per sopravvivere, l'organizzazione ha bisogno di 4,9 miliardi di dollari l'anno.


Come ha detto Beasley, "Dobbiamo agire e dobbiamo agire prima che la diga esondi".


"Senza le risorse di cui abbiamo bisogno, un'ondata di fame e carestia minaccia ancora di dilagare in tutto il mondo", ha aggiunto.


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Chi ha e chi non ha: il Direttore Esecutivo del WFP ha invitato gli oltre 2.000 miliardari del mondo a farsi avanti in questo momento di straordinaria necessità. Foto: WFP / Oluwaseun Oluwamuyiw


L'appello per le risorse è stata esteso anche agli oltre 2.000 miliardari del mondo, il cui patrimonio netto complessivo è di 8.000 miliardi di dollari.


"L'umanità sta affrontando la più grande crisi mai vista da nessuno di noi nella nostra vita. È tempo che chi ha di più si faccia avanti, per aiutare coloro che hanno meno in questo momento straordinario della storia del mondo", ha concluso Beasley.


Dona ora per sostenere il lavoro salvavita del WFP.