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Le agenzie delle Nazioni Unite chiedono alla OMC di salvaguardare gli aiuti alimentari

Ginevra, 08-12-05 (comunicato stampa) - I capi di tre delle maggiori agenzie delle Nazioni Unite – UNHCR, UNICEF e PAM – hanno rivolto un appello ai negoziatori dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) affinché siano salvaguardate le donazioni in aiuti alimentari fatte alle Nazioni Unite per affrontare le emergenze e sfamare i gruppi più a rischio.

Gli aiuti alimentari globali sono già gravemente minacciati e l’anno scorso si sono vistosamente ridotti, crollando da 10,2 milioni di tonnellate del 2003 a 7,5 milioni di tonnellate.

“Siamo fermamente convinti che la riforma del commercio agricolo internazionale sia un passo fondamentale che può contribuire alla riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo.

Questo potrebbe anche significare disciplinare alcuni tipi di aiuti alimentari. Tuttavia, le riforme devono essere studiate con cura per proteggere i milioni di bambini, rifugiati e persone malnutrite che contano sulle donazioni in aiuti alimentari per la sopravvivenza, l’alimentazione e la salute”, hanno dichiarato James Morris, Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale (PAM), Antonio Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e Ann Veneman, Direttore Esecutivo dell’UNICEF.

“Chiediamo ai negoziati della Conferenza Mondiale del Commercio di riconoscere il ruolo cruciale degli aiuti alimentari delle Nazioni Unite nelle operazioni umanitarie e nel raggiungere coloro che non hanno abbastanza cibo. La sottonutrizione è la maggiore minaccia alla salute nel mondo (dati OMS del 2002) e c’è un’insufficienza cronica nelle razioni alimentari destinate ai rifugiati, soprattutto in Africa” – sostengono i capi delle tre agenzie.

In questi giorni, al Doha Round, i negoziatori discutono delle donazioni in aiuti alimentari. Una delle proposte avanzate vorrebbe bandire le donazioni in natura o limitarle solo ai casi di grave emergenza. I governi donatori farebbero così soltanto donazioni in denaro per l’acquisto di cibo da destinare agli aiuti alimentari, anche tramite le Nazioni Unite.

Nel mondo però oltre il 90% delle morti per fame e malnutrizione avviene al di fuori delle emergenze “classiche”, come la crisi del Darfur o il terremoto in Pakistan.

Lo scorso anno tre tonnellate su quattro di aiuti alimentari nel mondo sono state acquistate nei paesi donatori, principalmente in natura: farina, mais, riso, fagioli, olio vegetale e altri cibi particolarmente adatti a rispondere ai bisogni nutrizionali delle popolazioni malnutrite. Considerando l’andamento abituale delle contribuzioni, è poco probabile che i paesi donatori possano dare in denaro il corrispettivo delle donazioni in natura, soprattutto i nuovi governi donatori dei paesi in via di sviluppo, che hanno risorse finanziarie limitate.

“I bisogni delle popolazioni affamate superano già di molto le donazioni disponibili” – ha dichiarato James Morris, Direttore Esecutivo del PAM. “Ogni decisione che riduca la quantità di cibo che possiamo mettere a loro disposizione attraverso le Nazioni Unite sarebbe molto difficile da capire”.

È estremamente preoccupante che circa il 45% degli aiuti alimentari consegnati nel 2004 è stato distribuito a paesi che non sono nemmeno membri dell’OMC, e che quindi non hanno nessun rappresentante ai negoziati sul commercio mondiale.

“Se il Doha Round vuole essere davvero dalla parte dei poveri, come tutti noi speriamo, i bisogni delle donne e dei bambini affamati dovrebbero avere la priorità”, hanno detto Guterres, Morris e Veneman. “Facciamo appello ai negoziatori dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio perchè le considerazioni umanitarie siano al primo posto quando si discute di aiuti alimentari”.