WFP in Sud Sudan: “Aumentiamo l’assistenza dove è possibile”

Pubblicato il 24 gennaio 2014

WFP/George Fominyen

Il WFP ha lanciato una grande operazione di emergenza per fornire cibo a centinaia di migliaia di persone in fuga dai combattimenti nel paese di più recente costituzione del mondo. Raggiungere chi ha fame è complicato dall’insicurezza anche se, da quando sono scoppiate le violenze, l’assistenza del WFP è riuscita a raggiungere 178.000 persone. Il punto della situazione da Juba.

JUBA – La città di Bor è in gran parte in macerie a causa dei combattimenti che hanno lacerato il Sud Sudan. Le strade, una volta affollate, ora sono praticamente deserte, con la maggior parte degli abitanti fuggiti in cerca di salvezza. Ma anche in quella che testimoni descrivono come una “città fantasma”, il WFP ha ancora molto lavoro da fare. Sono, infatti, appena terminate le distribuzioni di cibo a circa 9.000 persone che hanno cercato rifugio e ora vivono in un compound delle Nazioni Unite.

La situazione è la stessa a Bentiu e a Malakal che, insieme a Bor, sono state teatro di alcuni dei più intensi combattimenti del conflitto. In queste città come in altri luoghi, gli operatori umanitari del WFP stanno fornendo urgente assistenza alimentare a chi ha bisogno, raggiungendo ogni giorno, in condizioni estremamente difficili, un numero sempre maggiore di persone.

Dallo scoppio della crisi, a metà dicembre 2013,  il WFP, in collaborazione con i partner, ha fornito cibo a 178.000 persone. Tuttavia il numero di sfollati continua ad aumentare: le ultime stime delle Nazioni Unite indicano che siano circa mezzo milione le persone costrette ad abbandonare le proprie case.

Cibo nelle zone più colpite

“Stiamo aumentando la nostra assistenza dovunque sia possibile”, ha dichiarato il Direttore del WFP in Sud Sudan, Chris Nikoi. “Le condizioni di sicurezza rendono difficile sapere da un giorno all’altro dove possiamo effettuare distribuzioni di cibo. Tuttavia, stiamo riuscendo ad operare in alcune delle zone più colpite come le città di Bor, Bentiu e Leer e, naturalmente, la capitale Juba, dove sono arrivate molte persone in cerca di salvezza”.

Il WFP è preoccupato per i saccheggi, che potrebbero aver causato la perdita di circa 4.000 tonnellate di cibo dai magazzini del WFP – sufficienti a sfamare più di 240.000 persone per un mese. Si sta cercando di stabilire con esattezza quanto è stato sottratto e cosa potrà essere recuperato.

L’operazione di emergenza di tre mesi avrà un costo di circa 58 milioni di dollari. Oltre agli alimenti di base, il WFP prevede di fornire sostegno nutrizionale speciale per i bambini e le madri, categorie più vulnerabili in questo tipo di crisi.

L’assistenza del WFP sta raggiungendo le persone che hanno trovato riparo in campi di fortuna nonché nelle basi di Peacekeeping delle Nazioni Unite. Inoltre, il WFP sta lavorando con i partner, soprattutto nelle zone rurali, per coordinare la risposta umanitaria all’emergenza.

Il WFP sta anche fornendo assistenza a più di 86.000 rifugiati che hanno attraversato i confini nazionali per raggiungere i paesi vicini: Uganda, Etiopia, Sudan e Kenia.