Sud Sudan: un giorno nella vita di Umjima

Pubblicato il 27 novembre 2012
Il conflitto in Sudan ha spinto in massa i rifugiati oltre confine, nel Sud Sudan. Una madre di sette bambini, Umjima Yacob è uno di loro. Ecco il racconto sulla sua vita nel campo di rifugiati

Incontriamo Umjima Yacob, una donna di 32 anni, madre di sette bambini, che ha abbandonato la sua casa per scappare dal conflitto in Sudan. È una degli oltre 110.000 rifugiati che ricevono assistenza alimentare d’emergenza  nello stato dell’Upper Nile in Sud Sudan. Abbiamo trascorso un giorno con Umjima  a Gendressa, uno dei campi di rifugiati che si trovano lungo il confine. 

“Sono dovuta scappare dalla mia casa in Sudan diversi mesi fa, quando un aereo bombardava il nostro villaggio. Eravamo tutti molto spaventati. Abbiamo lasciato la nostra casa e camminato per settimane prima di raggiungere il campo di rifugiati in Sud Sudan.”

“Sono felice che mio marito sia di nuovo con noi. Era un allevatore di bovini e aveva deciso di rimanere per prendersi cura del bestiame. Ma anche gli animali gli sono stati portati via subito dopo, per questo ha deciso di raggiungerci e ora vive nel campo con noi”.

“Fino a quando non sarà sicuro tornare al nostro villaggio, questa tenda sarà la nostra casa. Qui riceviamo aiuto da molte organizzazioni umanitarie e non temiamo per la nostra vita.”

“Ogni mattina, preparo il cibo per la mia famiglia. Riceviamo viveri durante le distribuzioni che avvengono una volta al mese”.

“Ogni mese, vengo al centro di distribuzione degli aiuti del campo e il WFP e i suoi partners ci forniscono sorgo, piselli, olio e sale. Sono sufficienti per alimentare me, mio marito e i nostri sette bambini fino alla prossima distribuzione.”

“La vita qui è abbastanza dura ma siamo felici di essere vivi e grati per l’aiuto che riceviamo.”

“Abbiamo abbandonato la maggior parte dei nostri beni quando siamo scappati via dal conflitto. Qualche volta, mentre lavo i panni, penso alle cose che ci siamo lasciati alle spalle. Ma ce la facciamo con quello che abbiamo. Speriamo che le cose migliorino presto.”

“Amo i miei bambini. Non potrei mai smettere di prendermi cura di loro, malgrado tutte le difficoltà che stiamo attraversando. Sono lieta che i più piccoli – Ramada, Ferida e Huda – ricevano anche assistenza particolare da coloro che ci aiutano. Quando siamo arrivati al campo erano deboli. Ero molto preoccupata per loro.”

“Ogni due settimane, andiamo al centro di nutrizione per un controllo. Ricevo anche cibi speciali per loro. Solo un mese dopo aver iniziato con le visite presso la clinica, già notavo la differenza.”

“Sembrano così pieni di vita ora, e mi è stato detto che la loro salute va migliorando!”

 

Tutte le foto sono del WFP/Philipp Herzog

“Ci consigliano anche di prenderci cura di noi stessi bevendo acqua potabile. Questo può richiedere molte ore in più di lavoro ma è importante per mantenere la famiglia in buona salute.”