La vita di una rifugiata siriana, di dieci anni.

Pubblicato il 15 maggio 2013

Toqa mostra un disegno della sua famiglia, che aveva fatto a casa sua, ora distrutta, in Siria. E' una bambina molto studiosa e tra le migliori alunne della sua classe, nel campo rifugiati di Zaatari, in Giordania. Copyright: WFP/Laure Chadraoui

I cappelli di lana sono tra i pochi averi che Toqa ha portato con sé, fuggendo con la sua famiglia dalla Siria. Le ricordano casa, ora che vive nel campo rifugiati di Zaatari, in Giordania. Toqa ha dieci anni e da grande vuole diventare medico. Per ora, è la prima della classe, in una scuola dove il WFP fornisce merende nutrienti a bambini come lei.

Zaatari (Giordania) - Toqa al-Qouloub ha dieci anni e il suo nome significa "purezza dei cuori". Quando lei e la sua famiglia hanno abbandonato la casa in Siria diretti a Zaatari, Toqa ha pensato che stessero andando nella località di mare dove erano soliti soggiornare per le vacanze. Aveva confuso i nomi. Solo la sabbia accomuna le due località.

In Siria, la casa di Toqa è stata distrutta. Tutto quello che la bambina possedeva, a parte qualche vestito e i suoi cappelli di lana, non c'è più. A Toqa mancano i nonni e il loro giardino, dove la bambina giocava tra i numerosi alberi da frutto che aveva imparato a conoscere, uno per uno.

Toqa pensa a Racha, la sua migliore amica, che non vede da quando ha lasciato la Siria."Spero che venga anche lei al campo. Sono sicura che la rivedrò presto", dice la bambina.

La famiglia di Toqa, come tutte le altre nel campo di Zaatari, sopravvvive con il cibo del WFP. Lo cucinano nella cucina del campo, insieme alle altre famiglie. Toqa va anche a scuola, dove riceve delle barrette di datteri nutrienti e fortificate del WFP, un motivo in più per i genitori per mandarla a scuola. La merenda del WFP fornisce a Toqa, e ai bambini come lei, l'energia necessaria per concentrarsi sulle lezioni.

In fuga

Toqa ricorda molto bene il giorno in cui ha dovuto abbandonare la propria casa, con tutta la famiglia. Era a scuola, quella mattina, e all'improvviso ai ragazzi venne chiesto di alzarsi e tornare di corsa a casa. "Tutti i bambini hanno cominciato a correre. Io ho cercato le mie sorelle e mio fratello ma loro erano corsi verso casa di nostra zia, più vicina alla scuola. Io, invece, sono andata subito a casa", racconta Toqa.

La madre, rischiando di essere colpita dalle pallottole, era salita sul tetto del palazzo per cercare di prendere la linea e parlare al marito, che si trovava in Algeria per lavoro, ma le comunicazioni erano interrotte e gli scontri si facevano sempre più vicini. La madre di Toqa ordinò quindi ai bambini di non prendere nulla che non potessero portare da soli. Toqa scelse dei vestiti, afferrò alcuni fermagli e i suoi cappelli di lana preferiti. "Quando siamo saliti in macchina, mi sono voltata verso casa e mi sono messa a piangere", ricorda Toqa.

 

Il giardino dei nonni

Ecco come Toqa ricorda l'amato giardino dei nonni, quando ancora viveva in Siria.

Raggiunto il confine con la Giordania, la bambina ricorda di aver poi camminato per ore, stringendo in una mano la sua piccola borsa e nell'altra quella di un suo cuginetto di quattro anni. "Era buio, ma c'era la luna. Non ero spaventata. Avevo solo paura che mio cugino potesse cadere e farsi male", spiega Toqa.

 

La vita a Zaatari

A casa, in Siria, Toqa era la più brava della classe. Ora che le scuole sono cominciate, nel campo di Zaatari, Toqa vuole tornare ad essere tra le migliori.

"Studio molto. E studio sempre da sola, perché devo contare sulle mie forze, ed è bene che cominci ad abituarmi ora, perché da grande dovrò fare affidamento solo su me stessa", dice Toqa. "Voglio fare il chirurgo, per curare le persone e salvare le vite. Se qualcuno è ferito in modo grave, voglio saperlo curare bene e salvarlo".