Il lavoro di un nutrizionista nella Repubbica Democratica del Congo

Pubblicato il 25 febbraio 2013

Crispin Mpigirwa con un bambino malnutrito al campo per sfollati di Kanyaruchinya, vicino la città di Goma, nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Copyright: WFP/Martin Penner

Crispin Mpigirwa è un nutrizionista del WFP che lavora nell'inquieta area orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove intere comunità spesso abbandonano le proprie case per fuggire dai combattimenti. Di nazionalità congolese e con lunga esperienza nel campo umanitario, Crispin è una figura chiave nei campi per sfollati intorno a Goma.

Come si svolge la tua giornata di lavoro?

Passo molto tempo a lavorare sullo stato nutrizionale degli sfollati che vivono in questa area, sia quelli che assistiamo noi del WFP sia gli altri. Parlo con loro per capire che alimentazione hanno e quali siano i loro bisogni nutrizionali maggiori. Spesso sono ai centri nutrizionali nei campi e centri per la salute, e visito gli sfollati che arrivano con i bambini per vedere se sono malnutriti e in che misura lo siano. Se sono gravemente malnutriti, devo farli ricoverare in ospedale in modo che ricevano il cibo speciale di cui hanno bisogno, grazie al nostro partner UNICEF. Un'altra parte della mia giornata la trascorro a formare i colleghi delle organizzazioni non governative (ONG), così da essere tutti più efficienti nel nostro lavoro di prevenzione della malnutrizione.

 

Gli sfollati in RDC

Ci sono circa 2,7 milioni di sfollati nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Il WFP fornisce assistenza alimentare vitale sia a centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case a causa delle violenze che a quanti ritornano nei proprio villaggi per ricostruirsi una vita. 

 

Cosa spinge gli sfollati a lasciare le proprie case?

Spesso, lo fanno come misura di prevenzione. Capita, infatti, che abbiano sentito che i combattimenti si stanno avvicinando e allora decidono di andarsene. O, se sono intrappolati nei combattimenti, aspettano che siano terminati prima di abbandonare le proprie abitazioni.

 

Quali sono le conseguenze sulle donne, specialmente le madri che allattano o le donne incinte?

Una donna incinta deve nutrirsi in modo adeguato per sé e per il proprio bambino. Se questo non succede, diventa malnutrita e non produce abbastanza latte. Ci capita spesso di vedere donne incinte malnutrite, nei campi, fuggite tre mesi prima.

Che istruzione ricevono i bambini sfollati? Possano frequentare le scuole?

In RDC, le famiglie devono pagare le rette scolastiche. Quindi, molti bambini interrompono la scuola, quando i genitori lasciano il villaggio e non hanno più la possibilità di mandare i figli a scuola.

Qual è la reazione delle comunità ospitanti, all'arrivo degli sfollati?

C'è un sostegno reciproco, anche se la comunità ospitante è anch'essa povera. Nella parte orientale della RDC, le comunità ospitanti convivono con gli sfollati da oltre 15 anni. Hanno sviluppato dei modi propri di aiutare i più vulnerabili (donne, gli anziani, i bambini, gli infermi) quando scoppia una crisi.

Da quanto tempo lavori nel campo umanitario? Cosa ti spinge a fare questo lavoro?

Sono più di 15 anni che faccio questo lavoro, nella RDC. Nonostante gli sforzi della comunità umanitaria, molte persone hanno ancora bisogno di aiuto. Delle volte è frustrante, perchè sembra che non si facciano progressi, nonostante tutti i nostri sforzi. Ma voglio continuare a fare questo lavoro, perché delle volte i risultati sono ben visibili. Vedo i bambini malnutriti guarire e tornare a casa. Vedo donne incinte che erano malnutrite tornare in salute. Mi piace lavorare con la comunità umanitaria. E aiuto chi è in difficoltà.