Diario giordano, seguendo i rifugiati siriani

Pubblicato il 05 settembre 2013
Campo rifugiati di Zaatari, Giordania. Bambini rifugiati siriani con il pane fornito ogni giorno dal WFP. Copyright: WFP/Emanuela Cutelli
 
 
 

 

L’arrivo ad Amman, per lavorare nell’ufficio del WFP e assistere un flusso interrotto di rifugiati che si riversa nei paesi vicini alla Siria. Sono famiglie intere che si spostano, percorrendo, a piedi o con ogni mezzo che trovano, chilometri e chilometri, passando di villaggio in villaggio, in cerca di salvezza.

Amman - Delle volte il caso può indicare percorsi inaspettati. Come aver iniziato le sei settimane di trasferta all’ufficio del World Food Programme (WFP) di Amman, Giordania, per aiutare nell’operazione di assistenza ai siriani colpiti dal conflitto in corso, proprio il 19 agosto. Cioè quando si celebra la Giornata Mondiale Umanitaria. Niente male, mi sono detta, come data di inizio di un lavoro che si sta rivelando tanto entusiasmante quanto complesso. 

Ma cosa significa, assistere i siriani colpiti dal conflitto? E chi sono? E poi, quanti sono, e dove si trovano? 

Sembrano domande semplici, invece non lo sono. Il conflitto in corso in Siria ha provocato un esodo di persone in fuga dalle bombe, dai colpi di mortaio, dai proiettili volanti e ora, come se tutto questo non fosse già abbastanza, anche dalla minaccia di armi chimiche. E chissà da cos’altro ancora. Il futuro, per i siriani, è più incerto che mai. 

Sono famiglie intere che si spostano, percorrendo, a piedi o con ogni mezzo che trovano, chilometri e chilometri, passando di villaggio in villaggio, in cerca di salvezza, fino ad arrivare al confine con la Giordania, con la Turchia, con il Libano, con I’Iraq. Molti trovano rifugio in Egitto. 

Per il WFP, si tratta della più ampia e complessa operazione umanitaria in corso, che si estende in tutta la regione.

In Siria, il WFP fornisce cibo a milioni di persone, cercando in tutti i modi di aumentare il numero di quanti riesce a raggiungere, tra ostacoli logistici e di sicurezza non trascurabili e facilmente immaginabili, fino a circa 4 milioni di persone, entro la fine dell’anno. Per mettere a fuoco la portata dell’operazione, sarebbe come fornire cibo a tutta la popolazione di Roma. 

Nella regione, inoltre, il WFP assiste moltissimi rifugiati siriani che si riversano senza sosta oltre i confini del proprio paese, quando riescono ad arrivarci. 
Il Libano ha il primato del numero di rifugiati siriani. Secondo le stime del governo, il paese accoglie 1 milione di rifugiati. Vale a dire, una persona su quattro, in Libano, è un rifugiato siriano. 

La Giordania ne accoglie oltre mezzo milione. La Turchia, un po’ meno di mezzo milione. L’Iraq quasi 200.000 e l’Egitto oltre 100.000.

Sono cifre imponenti, in una regione che da secoli vede spostamenti massicci di popolazione in cerca di salvezza, di rifugio, di pace. 

Ma sono cifre che conoscevo anche a Roma. Qui, in Giordania, sto conoscendo le storie, drammatiche e colme di sofferenza. Sto osservando i volti, spesso cupi e preoccupati ma anche pronti ad aprirsi in un timido e cauto sorriso. Sto parlando con le persone che compongono quelle cifre tanto  grandi quanto distanti da noi, facendo del mio meglio per dare loro non solo l’assistenza alimentare del WFP, ma anche sostegno e speranza. 

Se il caso ha voluto farmi partire da Roma il 19 agosto, un motivo ci sarà, mi scopro a pensare. È come se, per me, la Giornata Mondiale Umanitaria continuasse un giorno dopo l’altro, una storia dopo l’altra, una persona dopo l’altra. Non una, ma molte Giornate Umanitarie. Finché, speriamo, non ci sarà più bisogno del nostro aiuto. Per ora, siamo qui. Ad assistere chi ha bisogno, a rispettare la sofferenza e a costruire un po’ di pace. 

di Emanuela Cutelli 
WFP