Conflitto in Mali: una storia di cibo e sradicamento

Pubblicato il 01 marzo 2013

Da quando ha abbandonato la sua casa nel nord del Mali, quasi un anno fa, Aissata ha vissuto in una piccola capanna nella capitale, Bamako, che condivide con 30 familiari. Copyright: WFP/Daouda Guirou.

Con l’escalation del conflitto in Mali, migliaia di persone costrette a scappare dalle loro case, stanno lottando per la sopravvivenza in altre parti del paese. Aissata Walet è una di loro. Ha dovuto prendere in affitto una capanna a Bamako, che condivide con 30 persone, Aissata dice che non sa come potrebbe sfamare i suoi figli senza l’assistenza del WFP.

Bamako – Quando è scoppiato il conflitto nel nord del Mali, la scorsa primavera, Aissata Walet è scappata con i suoi figli verso la capitale, Bamako.  Da allora, vivono condividendo una capanna di due stanze con 30 familiari. Non c’è sufficiente spazio per tutti sul pavimento e durante la notte i suoi bambini dormono sul tetto.

“Quando piove, invece, si rifugiano sotto le scale. Mettono i cuscini contro il muro e dormono”, dice Aissata, 43 anni, una tra le decine di migliaia di persone che, dal nord del Mali, si sono rifugiate nel sud del paese. 
Molti sono stati ospitati da famiglie. Ma altri, come Aissata, hanno dovuto cavarsela senza aiuto. “Ho dovuto prendere in affitto una casa e pagare la retta per la scuola dei miei figli. Devo pagare per qualunque cosa, qui.” dice. 
Una delle poche cose che non deve pagare è per le razioni di farina, olio, zucchero e fagioli che riceve ogni mese dal Programma Alimentare Mondiale (WFP). “Senza quelle sarei costretta a mendicare per strada”, dice. 
 
La vita lontano da casa
Aissata viene da Gao, una città in prima linea nel conflitto che ha portato alla fuga 480.000 persone da aprile del 2012. Lontano da casa e senza un lavoro, non è in grado di provvedere alla famiglia. 
“Due dei miei bambini non sono andati a scuola per più di una settimana, a causa di una brutta tosse, ma non potevo permettermi le medicine”, racconta. Un crescente numero di famiglie dal nord del paese si ritrovano nella sua stessa situazione man mano che il conflitto si intensifica. 
Gli scontri militari di gennaio hanno generato una nuova ondata di sfollati, circa 10.000 persone si sono dirette verso le città vicine, al fronte, come Mopti e Segou. Con l’ampliarsi del conflitto, il WFP è stato costretto a sospendere le operazioni nell’area, per poi riprenderle pochi giorni dopo, portando assistenza alimentare a più di 58.000 sfollati. 
 
Situazione instabile
Le famiglie che sono rimaste nel nord del Mali sono più difficili da raggiungere, anche se il WFP è riuscito a spedire razioni alimentari in aree come Timbuktu e Gao, utilizzando imbarcazioni che hanno risalito il Niger. 
Mentre è ancora impossibile verificare la situazione nel nord del paese, i rapporti provenienti da posti come Mopti indicano che ben il 70% delle famiglie sta lottando per la sopravvivenza. 
 “Il WFP continuerà a monitorare la situazione e a verificare le alternative possibili per fornire assistenza alimentare, come le operazioni transfrontaliere nel nord del Mali, attraverso il Niger o ricorrendo al pre-posizionamento di cibo in Mauritania e Burkina Faso”, ha affermato il direttore del WFP in Mali, Zlatan Milisic.
Attualmente, il WFP intende raggiungere più di 564.000 persone colpite dal conflitto nel Mali e nei paesi vicini.