A capo di un deposito del WFP nell’Est Darfur

Pubblicato il 27 novembre 2012
Aziza ci racconta cosa significa essere una donna responsabile del deposito di cibo del WFP nell'Est Darfur, dove il Programma Alimentare Mondiale fornisce assistenza alimentare a 156.000 persone all’anno. Un caso di successo tutto al femminile in una realtà complicata

Aziza è l’unica donna magazziniere del WFP nella base di El Daien, nello stato dell’Est Darfur, in Sudan, dove il WFP fornisce assistenza alimentare a 156.000 persone all’anno. Con un numero così elevato di persone che dipendono dagli aiuti del WFP, i membri dello staff come Aziza sono figure fondamentali per assicurare che la giusta quantità di cibo sia consegnata al giusto numero di persone. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltarla raccontare il suo lavoro nell’Est Darfur, e cosa significa essere la responsabile ultima per la consegna del cibo ai beneficiari.

 

Raccontaci come sei approdata al WFP.
Nel 2006, ho iniziato a lavorare saltuariamente con il WFP nel Sud del Darfur.
Dopo un anno, sono stata promossa a responsabile del deposito, un ruolo che implica  la supervisione di  tutta la gestione delle materie prime, compresi l’arrivo, l’immagazzinamento e la spedizione. Il cibo e il materiale per il soccorso, dai nostri magazzini, vengono poi consegnati ai campi degli sfollati, alle scuole e ai molti villaggi locali. 
 
Com’è avvenuto il passaggio al ruolo di magazziniere?
Non molto tempo dopo aver assunto il nuovo ruolo, ho capito che non sarebbe stato facile. Nel primo anno abbiamo dovuto affrontare una grande sfida. A causa dei bisogni crescenti della popolazione nell’Est Darfur, i bisogni mensili di rifornimento di cibo del WFP si sono quasi triplicati, e abbiamo dovuto trasferirci in un magazzino più capiente – ciò ha comportato il trasferimento di 2.500 tonnellate di alimenti (un totale di 1.250 sacchi), avendo a disposizione solamente due camion, ciascuno con una capienza di 15 tonnellate.
 
Ci si può immaginare quanti viaggi siano stati necessari per spostare tutto quel cibo!
Abbiamo anche dovuto montare dei tendoni come magazzini addizionali. In pochi mesi, abbiamo quindi trasferito i magazzini e siamo passati dall’avere 2.000 metri quadrati di spazio a disporre di circa 6.000 metri quadrati al mese. 
 
Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Mi piace il fatto di essere l’ultima a controllare il convoglio e ad inviarlo per la consegna. Essere parte di un team nell’Est Darfur mi ha fatto sentire molto orgogliosa perché sto contribuendo a salvare centinaia di vite umane. 
 
Qual è la sfida più importante per te?
In Darfur, il lavoro come magazziniere è comunemente svolto da un uomo. Data la natura della mansione, è stato davvero stimolante assumere questo nuovo ruolo. Per di più, implementare l’operazione con solo uno o due membri dello staff nel nostro magazzino a El Daien, la mia più grande sfida è stata l’avere fiducia in me stessa come manager, così come dimostrare che le donne come me hanno tutti i requisiti per svolgere questo lavoro, anche in un contesto così impegnativo.
 
Ho dovuto lavorare sodo – non solo per me stessa, ma anche per guadagnarmi il rispetto ed essere accettata dalla mia comunità come una leader, aprendo così la strada alle altre donne del Darfur. Ora, dopo quattro anni con il WFP, posso affermare di essere riuscita nell’intento e di essere orgogliosa di poter sostenere la buona reputazione di cui gode il WFP. È soprattutto grazie all’eccellente aiuto che ho ricevuto dai mie responsabili e dalla famiglia del WFP, in particolare da donne forti e stimolanti come Azeb Arat (ex coordinatrice d’area del WFP a Nyala, nel Sud Darfur), se oggi sono nelle condizioni di ricoprire con successo il ruolo che mi è stato assegnato. 
 
Hai qualche suggerimento da dare alle donne che vorrebbero assumere incarichi come il tuo?
Credere in se stesse ed essere sicure di sé! Il WFP non solo salva vite, dà speranza, rende forti ed offre l’opportunità di partecipare alla soluzione dei problemi della comunità in cui si vive.