I conflitti peggiorano la fame

Pubblicato il 28 gennaio 2019

Un nuovo rapporto presentato al Consiglio di sicurezza dell'ONU mette in luce la situazione della fame nelle zone di conflitto.

New York - La situazione negli otto luoghi del mondo con il maggior numero di persone bisognose di aiuti alimentari d’emergenza dimostra che il legame tra conflitti e fame rimane persistente e mortale, secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e dal World Food Programme (WFP). Il rapporto è stato preparato per il Consiglio di sicurezza dell'ONU che a maggio ha adottato una risoluzione storica per prevenire la fame nelle zone di conflitto.

La situazione in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Yemen, è peggiorata nella seconda metà del 2018, in gran parte a causa dei conflitti, mentre la Somalia, la Siria e il bacino del Lago Ciad hanno visto alcuni miglioramenti in linea con il miglioramento della sicurezza. In totale, sono circa 56 milioni le persone che in queste otto zone di conflitto hanno bisogno con urgenza di assistenza alimentare e di mezzi di sostentamento.

"Questo rapporto dimostra chiaramente l'impatto della violenza armata sulle vite e sui mezzi di sussistenza di milioni di uomini, donne, ragazzi e ragazze che vivono in zone flagellate da conflitti", scrive il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nella prefazione del rapporto. "Vi incoraggio vivamente a tenere presente che dietro a queste statistiche apparentemente aride ci sono persone reali che sperimentano tassi di fame semplicemente inaccettabili nel XXI secolo".

La violenza contro gli operatori umanitari è in crescita, afferma il rapporto, a volte costringendo le organizzazioni a sospendere le operazioni e privare le popolazioni vulnerabili dell'assistenza umanitaria. Nel 2018, in tutti i paesi presi in esame nel rapporto, sono stati attaccati operatori umanitari e strutture.

"Questo rapporto mostra ancora una volta il tragico legame tra conflitti e fame e come esso sia diffuso ancora in troppe parti del mondo”, afferma nella prefazione il Direttore Esecutivo del World Food Programme, David Beasley. “Abbiamo bisogno di avere un accesso migliore e più rapido a tutte le zone di conflitto, in modo da poter raggiungere un maggior numero di civili che hanno bisogno del nostro aiuto. Ma ciò di cui il mondo ha bisogno più di tutto è la fine delle guerre".

Condanna della fame come strumento di guerra

La risoluzione 2417 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una condanna inequivocabile della fame come strumento di guerra. Invita tutte le parti in conflitto armato ad adempiere agli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale per ridurre al minimo l'impatto delle azioni militari sui civili, sulla produzione e distribuzione di cibo, e per consentire l'accesso umanitario in modo sicuro e tempestivo ai civili che hanno bisogno di cibo salva vita, assistenza nutrizionale e medica.

"I milioni di uomini, donne e bambini che soffrono la fame a causa dei conflitti armati non diminuiranno a meno che, e fino a quando, non verranno seguiti questi principi fondamentali", afferma il rapporto.

Livelli di fame senza precedenti e inaccettabili

Il crescente numero di conflitti protratti nel tempo sta creando livelli di fame senza precedenti e inaccettabili.

La guerra in corso da tre anni nello Yemen è una brutale dimostrazione dell'urgente necessità di una cessazione delle ostilità per affrontare la più grande emergenza per la sicurezza alimentare al mondo. Nella sua analisi per paese, il rapporto afferma che le parti in conflitto non hanno rispettato lo status protetto di strutture umanitarie e del personale e ciò ha reso difficili e pericolosi gli interventi per prevenire la carestia.

Nella seconda metà del 2018, la Repubblica Democratica del Congo ha registrato il secondo maggior numero (13 milioni) di persone con insicurezza alimentare acuta, a causa dell’aumento dei conflitti armati.

Nel Sud Sudan, dove il conflitto civile persiste da più di cinque anni, la stagione magra dovrebbe iniziare prima del normale, secondo il rapporto, portando il numero di coloro che hanno bisogno di sostegno urgente a oltre 5 milioni tra gennaio e marzo 2019.

Lungo tutto il bacino del lago Ciad, tra cui la Nigeria nordorientale, la regione del Chad's Lac e la Diffa del Niger, dove i militanti di Boko Haram sono attivi, un grave deterioramento della sicurezza alimentare è previsto durante la stagione magra di quest'anno (giugno-agosto 2019) e si prevede che oltre 3 milioni di persone dovranno affrontare un'insicurezza alimentare acuta.

In Afghanistan, la percentuale di afghani rurali con deficit alimentari elevato dovrebbe raggiungere il 47% (vale a dire 10,6 milioni di persone) entro marzo se non verrà fornita assistenza urgente. Nella Repubblica Centrafricana, il conflitto armato è rimasto il principale motore della fame nel 2018, con 1,9 milioni di persone che hanno avuto gravi deficit alimentari.

Il monitoraggio della sicurezza alimentare nei paesi con situazioni di conflitto è il quinto rapporto prodotto dalla FAO e dal WFP per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dal giugno 2016. L'obiettivo del rapporto è fornire ai membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU informazioni aggiornate sull’insicurezza alimentare e rafforzare l'urgente necessità di indirizzare gli sforzi verso la risoluzione dei conflitti al fine di porre fine alla fame. Fa parte di un più ampio sforzo da parte della FAO, del WFP, dell'Unione Europea e di altri partner per monitorare e analizzare le crisi alimentari globali al fine di fornire informazioni e risposte coordinate e tempestive.


 

Contatti
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