Comunicato stampa WFP - Iraq: piú della metà della popolazione a rischio insicurezza alimentare. L’analisi di WFP e governo iracheno

Pubblicato il 10 aprile 2017

Una bambina, nel campo per sfollati di Hammam Al Alil, a 30 km da Mosul, aiuta la famiglia a cucinare un pasto con il cibo che, ogni mese, ricevono dal WFP. Copyright: WFP/Inger Marie Vennize

In Iraq, iù della metà delle famiglie è a rischio insicurezza alimentare Quasi il 75 per cento dei bambini di età inferiore ai 15 anni, anzichè andare a scuola, lavora per aiutare la famiglia ad avere cibo sufficiente.

Più della metà delle famiglie irachene è a rischio insicurezza alimentare e non riesce piú a fare fronte ad ulteriori shock come il conflitto o l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di base. Sono le conclusioni di un rapporto congiunto del WFP e del governo iracheno sulla sicurezza alimentare.

Il rapporto, tra gli studi tecnici piú completi sulla sicurezza alimentare mai condotti in Iraq, mette in guardia circa i livelli senza precedenti di vulnerabilità e fornisce fondamentali raccomandazioni allo scopo di evitare una crisi alimentare nel paese.

“La Comprehensive Food Security and Vulnerability Analisys" dovrebbe essere un punto di riferimento per il lavoro di governo, dei responsabili di policy e del personale umanitario in tutto il paese per migliorare lo stato della nutrizione e della sicurezza alimentare di tutti gli iracheni, senza lasciare nessuno indietro”, ha affermato Sally Haydock, Rappresentante e Direttore WFP in Iraq.

Secondo lo studio, che è stato condotto prima della recente offensiva a Mosul e che non riporta la situazione della sicurezza alimentare delle persone in fuga da queste aree di conflitto, il 2,5 per cento degli iracheni vive già in condizioni di insicurezza alimentare, un livello di bisogno che necessita supporto.
Quasi il 75 per cento dei bambini di età inferiore ai 15 anni, anzichè andare a scuola, lavora per aiutare la famiglia ad avere cibo sufficiente.

Il processo di raccolta dati è stato condotto insieme al governo Iracheno e si è concluso nel 2016. Più di 20.000 famiglie irachene sono state intervistate nelle aree urbane e rurali, compresi gli sfollati e coloro che vivono invece nelle loro case.

L'analisi ha rilevato che il 53 per cento dei residenti e il 66 per cento degli sfollati sono vulnerabili all'insicurezza alimentare. Si è riscontrato che l’incidenza dell’insicurezza alimentare era due volte più elevata tra le famiglie sfollate rispetto a quella delle famiglie rimaste nelle proprie case. La più alta concentrazione di famiglie in condizione di insicurezza alimentare è stata rilevata nella parte meridionale del paese, in particolare nel nord Muthanna e in alcune zone di Salah al-Din.

Le raccomandazioni dello studio, focalizzate principalmente sull’incremento della consapevolezza riguardo alla nutrizione, sull'accesso all'istruzione, soprattutto per le ragazze, sulle reti si sicurezza sociale e sui mezzi di sussistenza nelle aree rurali, saranno utilizzate dal WFP e dal governo iracheno nel loro lavoro per raggiungere il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile “Fame Zero” e fungeranno da base per la pianificazione di sviluppo strategico dei prossimi 5-10 anni.

Il WFP opera in Iraq dal 1968, fornendo assistenza alimentare d'emergenza durante le crisi e investendo nello sviluppo, tramite la distribuzione di pasti scolastici, il supporto nutrizionale per bambini, donne incinte e che allattano, e il rimboscamento, assistendo il governo nello sviluppo di capacità tecniche e nella riforma del sistema pubblico di distribuzione. 

Sono oltre tre milioni, da giugno 2014, gli sfollati a causa del conflitto. In coordinamento con il governo, il WFP fornisce assistenza alimentare mensile a 1,5 milioni di sfollati tra più vulnerabili in tutti i 18 governatorati attraverso un programma di assistenza in denaro e razioni familiari mensili.

Il WFP ha urgente bisogno di 113 milioni di dollari per fornire piena assistenza in denaro e razioni alimentari mensili sufficienti a soddisfare i bisogni di 1,5 milioni di iracheni vulnerabili fino alla fine di settembre 2017.