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Donne e sicurezza alimentare. Un contest Rome Model United Nations in collaborazione con il WFP - gennaio 2014

Il Rome Model United Nations, un programma formativo che ha lo scopo di insegnare agli studenti universitari il funzionamento delle Nazioni Unite, con simulazioni e progetti che mettono in scena il lavoro degli stati membri e di commissioni ONU, ha messo in palio tre borse di studio, per l'edizione Rome MUN 2014. Per partecipare al mini concorso, gli studenti dovevano presentare una tesina su Donne e Sicurezza Alimentare - Empowering Women as a critical element in combating hunger and malnutrition. Tutte le tesine inviate sono state lette e valutate da una commissione di esperti di Rome MUN. Le tesine shortlisted sono poi state ulteriormente sottoposte al giudizio di esperti del WFP.

Il concorso è stato vinto da: Antonella Innocenzio, Matilde Cenacchi e Giovanna Palomba.

In basso sono presentati i profili delle tre vincitrici e una sintesi delle tesine presentate.

 

Antonella Innocenzio

Antonella Innocenzio ha 20 anni e frequenta il secondo anno della laurea triennale in Economia Internazionale presso l’Università degli Studi di Padova. Nell’estate 2011, dopo il diploma di maturità classica bilingue, svolge la sua prima entusiasmante esperienza lavorativa presso il Leicester Children’s Holiday Centre, un centro di accoglienza per bambini. Da allora ogni estate parte alla volta del Regno Unito per portare il suo contributo in un contesto internazionale e formativo che la porta sempre più ad avvicinarsi alle tematiche internazionali. Per la laurea specialistica, infatti, ha già chiaro un percorso in Relazioni Internazionali e Diplomazia.

Consapevole dell’importanza di coniugare gli studi con esperienze pratiche sul campo, dall’autunno 2013 è dialogatrice per l’ONG COOPI, ruolo che le consente di avvicinarsi al mondo della cooperazione internazionale.

Antonella ha partecipato al contest lanciato da Rome MUN e WFP su "Donne e sicurezza alimentare" e ha vinto una borsa di studio per partecipare al RomeMUN2014 con un essay dal titolo “The best unexploited resource of the third millennium”.

Qui di seguito un abstract della tesina.

"Sebbene le donne partecipino alla produzione di cibo mondiale per il 60-80% circa, esse non possiedono più del 2% delle terre. Questo dato pone in evidenza il ruolo chiave che bisogna dare alle donne nel processo di lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo. Ma da dove cominciare?
Il primo passo è sicuramente quello di garantire alle donne indipendenza culturale attraverso un’educazione di base e renderle coscienti dei loro diritti mediante attività di advocacy, soprattutto nelle numerose situazioni in cui la consuetudine ancora prevale sulla legge di Stato.

Inoltre, è necessario fornire loro delle risorse più specifiche, le stesse che sono state negate alla popolazione femminile per secoli: competenze tecniche e teoriche, sommate a vaste campagne di microcredito si riveleranno le armi più preziose su questo versante. Non a caso, infatti, la microfinanza si sta rivolgendo sempre di più alle donne, prestatrici più responsabili sia nella percentuale di rimborsi che nell’utilizzo pratico delle risorse economiche.

In Sierra Leone, la ONG Coopi ha fornito un esempio con buoni esiti di questo processo. Un gruppo di donne, dopo avere riottenuto la proprietà su un terreno grazie ad un intervento di assistenza para legale, ha costituito una cooperativa agricola di successo. Esse, dunque, possono mantenere le proprie famiglie e contribuire all’economia locale in modo estremamente efficiente.

Dare indipendenza e una possibilità di riscatto reale alle donne significa responsabilizzare più della metà della popolazione mondiale, raddoppiare gli sforzi direzionati alla liberazione del mondo dalla morsa della fame e della malnutrizione. È insomma giunto il momento di sfoderare la risorsa più preziosa e non ancora sfruttata del terzo millennio."

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Matilde Cenacchi

Matilde Cenacchi ha 20 anni e frequenta il secondo anno della Scuola Superiore Universitaria per la Mediazione Linguistica – CIELS - a Padova. Il percorso di studi intrapreso le consente di coniugare la sua propensione per lingue con l'interesse per la diplomazia e le relazioni internazionali. Si dice particolarmente affascinata dal Medio Oriente, dalla sua cultura e le sue tradizioni ed è per questo che si è da poco avvicinata allo studio della lingua araba. La sua passione per le lingue, per i viaggi e la consapevolezza di iniziare ad acquisire competenze pratiche sul campo l’hanno spinta a fare un’esperienza di ragazza au pair presso una famiglia inglese nell’estate 2012. Matilde è alla continua ricerca di opportunità che la portino verso nuove esperienze. La sua partecipazione al RomeMUN è una nuova sfida che si è posta e che porterà avanti con grande determinazione!

Matilde ha partecipato al contest lanciato da Rome MUN e WFP su "Donne e sicurezza alimentare" e ha vinto una borsa di studio per partecipare al RomeMUN2014 con un essay dal titolo “Mutual Learning Action Plan”.

Qui di seguito un abstract della tesina.

"L’analisi parte dal confronto di due stati africani, il Burundi e l'Eritrea: diverse condizioni climatiche e differenti prodotti agricoli coltivati. Per entrambi gli stati l’agricoltura è la principale fonte di sostentamento economico. Di fatto però, le statistiche dimostrano che il Burundi e l'Eritrea sono i due stati al mondo che maggiormente soffrono la fame.
Per affrontare in maniera efficace il dramma delle popolazioni di Burundi ed Eritrea e di circa 842 milioni di persone che ovunque nel mondo non hanno cibo a sufficienza per provvedere al proprio nutrimento, è d’obbligo prendere in considerazione il ruolo chiave svolto delle donne in tutte le fasi della produzione e della vendita agricola.

Partendo dal presupposto che senza educazione non vi è futuro, per rendere più efficiente la produzione agricola, sarebbe necessario fornire alle donne un'educazione tecnica e professionale. In paesi però come il Burundi e l'Eritrea, in cui, rispettivamente, adempiono all'istruzione obbligatoria soltanto il 40% e il 35% dei bambini, parlare di educazione delle donne potrebbe risultare inappropriato. È qui che entra in gioco la cooperazione donna-bambino su cui si basa il progetto “Mutual Learning Acion Plan”. Trattasi di un innovativo progetto di educazione, detto di “mutuo apprendimento”, basato sulla condivisione di conoscenze pratiche ed esperienze (da parte delle donne) e conoscenze teoriche (istruzione che i bambini ricevono a scuola). Il progetto prevede, dunque, la partecipazione attiva delle donne alle lezioni dei propri figli facilitando in questo modo l’accesso delle donne all’istruzione.

Al fine di promuovere la partecipazione al progetto, potrebbero essere utilizzati incentivi, quali i pasti omaggio, e previsto un sistema di turnover per consentire alle donne di conciliare la loro presenza a scuola con gli innumerevoli compiti che svolgono nella vita quotidiana. Grazie ad insegnanti e formatori specializzati coinvolti nel progetto, le donne imparerebbero a rendere più funzionale, efficiente e sostenibile nel tempo la produzione agricola (un migliore sfruttamento delle terre, sistemi di produzione più efficaci) e avrebbero in questo modo accesso all'istruzione di base insieme ai propri figli. Dal canto loro, i bambini verrebbero sensibilizzati ed educati al tema dell’alimentazione e dell’agricoltura con un approccio più pratico e diretto, con maggiori probabilità di diventare, in futuro, figure formate e professionali, senza dubbio più rispettosi del ruolo cruciale della donna in tema di sicurezza alimentare."

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Giovanna Palomba

Giovanna Palomba ha 24 anni e studia Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza di Roma. Ha da sempre nutrito un grande interesse per gli scenari internazionali, le problematiche di tipo sociale e quelle in ambito sanitario.
Sin dall’età di 15 anni collabora con associazioni culturali e giovanili particolarmente attente alla condizione delle donne e si avvicina al volontariato grazie all’Associazione AVO - Associazione Volontari Ospedalieri - che ha avuto un impatto importante sulla sua formazione, soprattutto umana. Il suo interesse per la medicina e la sua propensione per le tematiche internazionali e il mondo della cooperazione la spingono a collaborare in qualità di Local Officer dell’area scambi internazionali presso il Segretariato degli studenti di medicina della sua facoltà con l’obiettivo di creare ponti di comunicazione e cooperazione tra realtà lontane e culture diverse ma che hanno in comune l’impiego della ricerca scientifica per il perseguimento di nuove conoscenze mediche per il benessere e la salute di un popolo chiamato Mondo.

Giovanna ha partecipato al contest lanciato da Rome MUN e WFP su "Donne e sicurezza alimentare" e ha vinto una borsa di studio per partecipare al RomeMUN2014 presentando un progetto cosiddetto di “Sistering”.

Qui di seguito un abstract della tesina.

"Il “SISTERING” è un progetto che ho immaginato come strumento di lotta alla radice delle problematiche sociali quali la fame e la malnutrizione, con la donna a ricoprire il ruolo strategico in quanto soggetto più vulnerabile ma contemporaneamente meglio predisposto a questo compito.Considerando che le cause prime della fame e della malnutrizione sono la povertà, l’iniqua distribuzione di cibo, la mancanza di denaro e di istruzione (secondaria anche a discriminazioni di genere), il progetto agisce proprio su questi aspetti, promuovendo l’istruzione prima e lo sviluppo di un potere d’acquisto poi. Altro elemento importante è che la donna spesso è tagliata fuori dal potere economico e sociale, ed è piuttosto vista dedita alle cure della famiglia e dei suoi bisogni primari, in primis l’alimentazione. Volendo rivalorizzare questo concetto e potenziando le dinamiche già esistenti, con maggiore consapevolezza e criticità, possiamo considerare il “sistering” come un mezzo con cui le donne si promuovono a micro-impresarie.

Il “Sistering” è un gemellaggio tra micro-imprese femminili in Paesi in via di sviluppo e aziende che trattano prodotti biologici in Paesi industrializzati e sviluppati. L’azienda-Bio offre alle donne impresarie conoscenze in ambito biotecnologico, zootecnico, agroalimentare, in modo tale che possano essere applicate sul territorio ai fini della produzione di lavorati, semilavorati e principalmente materie prime. Queste vengono fornite all’azienda partner del Paese industrializzato, come prodotto autoctono, biologico e soprattutto creando uno scambio che esclude intermediari e ripaga equamente il lavoro e i suoi prodotti. Si attuerebbe così nel Paese in via di sviluppo una produzione biologica che risponde positivamente alle necessità di sicurezza alimentare ed eco sostenibilità ed un guadagno diretto attraverso l’esportazione. Ciò equivarrebbe ad una maggiore disponibilità di prodotti locali sul territorio ad minor prezzo e realizzati con tecniche all’avanguardia. Il “Sistering” è un progetto che rende le donne imprenditrici e padrone di se stesse!".